Per colpa di un EQUIVOCO adesso siamo sommersi da #MAIUNAGIOIA

 

Finalmente venerdì e avevo davanti ancora nove ore di lavoro prima di poter iniziare come ogni settimana il mio week end di divertimento.

Amavo ballare, ero giovane e single così il venerdì era diventato SOLO MIO, il venerdì non era venerdì se la sera non andavo nella mia discoteca preferita: ne avevo provate molte ma solo all’Evita avevo trovato quel senso di casa, con lo staff e gli avventori ormai ero amica, ballavo fino all’alba e dopo la colazione al bar stanca ma felice tornavo a dormire.

Non ballare un venerdì mi rovinava tutto il fine settimana e anche quella successiva.

 

Quel venerdì presi coraggio e feci una cosa che non avevo mai fatto, scrissi ad un ragazzo invitandolo a ballare.

 

Si chiama Antonio, il classico bravo ragazzo, dalla faccia pulita, capello corto e pettinato, ben vestito e con un sorriso ammaliante, il sorriso è sempre stato il mio punto debole, con quello capivo tante cose e altrettante ne sognavo.
Ho conosciuto Antonio insieme ad un gruppo di amici la settimana prima, volevo rivederlo mi piaceva e speravo di conoscerlo meglio.

Con le mani tremanti e il cuore che batteva forte inizio a digitare sui tasti scrivendo un SMS “ Ciao, stasera vado all’Evita ci vediamo lì? Eleonora” poi cercai il suo numero estorto ad un suo amico e memorizzato sotto il nome Antonio e senza ripensamenti premetti invio.

Di Antonio ne avevo almeno tre in rubrica, nome comune che differenziavo solo da un soprannome che regolarmente assegno ad ogni mio contatto.
Il soprannome è sempre stata la mia arma vincente per non confondere le persone, per non sbagliarmi e per definire subito, anche nelle chiacchiere tra amiche di chi stavo parlando.

Un soprannome non puo’ dar adito ad equivoci!

 

Solo dopo aver inviato il messaggio percepisco il senso di relax e la voglia di cominciare la serata, ma è presto, troppo presto così, come faccio il più delle volte DORMO: per essere poi meno stanca al ritorno in macchina, faccio tanti chilometri e secondo me la prudenza non è mai troppa.

Programmo la sveglia e quando suona inizio i preparativi, doccia ristoratrice, acconciatura o meglio impalcatura, ho i capelli crespi e l’aria delle discoteche non aiuta, cercavo di prevenire lasciandoli mossi, ribelli e profumati di lacca anti-umidità!

Arrivava il momento della scelta abito, minuti interminabili davanti all’armadio e come accade ad ogni donna MAI NIENTE da mettere.

armadio del venerdì sera

Quel venerdì avevo scelto la comodità niente gonna ma un paio di pantaloni neri a vita bassa con un bustier top anni nero con rose rosse decorate, un leggero trucco waterproof per evitare l’antipatico effetto panda.

Ogni tanto, negando anche a me stessa l’impazienza dell’attesa controllavo il cellulare, sperando in una risposta di Antonio ma niente: chissà se avesse letto il mio messaggio.

Ah ci fosse stato WhatsApp… avrei saputo quando arrivava il messaggio, quando lo visualizzava e dopo quanti secondi avrebbe risposto. 

 

Finiti i preparativi con il doppio paio di scarpe e il thermos di caffè per il rientro,  chiudevo la porta alle mie spalle e mi dirigevo verso la macchina con la felicità di una bambina che va al luna park.
Un paio di All Star per guidare e l’altro paio con tacco vertiginoso per ballare, belle eh… ma riuscivo a tenerle solo il tempo della serata e senza camminare troppo!

Mi siedo in macchina, sistemo le borse accendo lo stereo e guido.
Mi piace guidare da sola la notte quando non ci sono macchine, solo io la strada e la musica!

 

Arrivata!

Posteggio al solito posto, mi cambio scarpe ravvivo il rossetto e riguardo il cellulare, ma niente nessun messaggio per me.
Pazienza penso, magari arriverà più tardi, io comunque entro e trascorrerò come ogni venerdì la mia serata magica tra amici chiacchiere e balli.

La serata come sempre passa troppo velocemente e di Antonio né dei suoi amici nemmeno l’ombra, ma ci sono tutti gli altri e senza che me ne accorga arriva l’ora di uscire, l’ultimo disco ormai riconoscibile, il dj ci saluta e mi dirigo al guardaroba, prendo giacca la borsa e (ri-) ricontrollo il cellulare.

BUM BUM BUM vedo il simbolo della bustina che lampeggia, eccolo lì il messaggio che ho aspettato tutta la sera.

Codice sblocco, OK sulla bustina lampeggiante, vedo come inizio Anto… e questo basta per farmi emozionare e farmi palpitare il cuore.
Leggo trattenendo il respiro dall’emozione:
“Ciao Ele, ci vediamo al bar di Carmagnola e facciamo colazione insieme?”

“Ciao Antonio, certo arrivo. A tra poco.”

Ho aspettato solo questo per tutta la sera e non me lo faccio dire due volte, non mi capitavano spesso queste fortune.
Mi ritrovo in un batter d’occhio davanti al bar, scendo dalla macchina e cerco A.
Ancora non vedo nessuno ma sento chiamare il mio nome, la voce arriva da un’auto posteggiata, mi avvicino e vedo Tony, così lo chiamano gli amici, che mi sorride.

“Hey ciao Ele, cosa ci fai qui di bello?” chiede con aria ammiccante.

“Hey Tony, ciao sto aspettando un ragazzo che mi piace e mi ha dato appuntamento qui” rispondo io tutta felice.

SILENZIO.

il gelo

All’improvviso il gelo, il suo sguardo si incupisce, sparisce il sorriso e sottovoce senza guardarmi più negli occhi risponde: “Ma ti ho scritto io!”

Solo a quel punto mi rendo conto della gaffe, cerco di rimediare ma faccio solo peggio, ci salutiamo velocemente e ognuno torna a casa assorto nei suoi pensieri, pensieri che mi lasciano un senso di disagio.

 

Quello che era nato come un grande #EQUIVOCO non era altro che la prima vera inimitabile #MAIUNAGIOIA.

 

Ringrazio Arianna Orazi e il suo progetto sugli #aedidigitali che mi ha dato fiducia e il coraggio di scrivere!

Siccome lo so’ che siete curiose: Antonio non mi ha mai risposto e non è mai più venuto a ballare in quel locale.

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