Ci chiamano le “mamme canguro”

Ebbene sì, anch’io sono una mamma canguro. Sono una di quegli esemplari che ha deciso di portare i propri figli, di provare una delle esperienze più appaganti insieme all’allattamento e di viverne profondamente tutti i benefici.

Letteralmente il babywearing è definito come la “pratica di indossare o portare un bambino in una fascia o in un altro supporto ergonomico”.

Prima di diventare madre onestamente ero poco informata in materia. Anzi pensavo, erroneamente, quando incrociavo  una mamma portatrice, che esistessero solo i marsupi quali migliori supporti portabebè e che le fasce si potessero usare solo i primi mesi di vita.

Immaginavo anche i terribili mal di schiena quando vedevo portare bambini più grandicelli.

Quanto mi sbagliavo!

Tutto questo prima. Prima di avere due figlie e di cogliere questa opportunità.

Vi dirò di più: con la prima bimba, cinque anni fa, purtroppo la mia esperienza di mamma canguro durò davvero poco. Con la fascia fu un totale disastro. Alessia, nata in luglio, amava solo il contatto con la mia pelle (e con la tetta!), ma non sopportava nemmeno un lenzuolino. Figuratevi una fascia elastica di cotone che la avvolgeva tutta.

Mi ero ben preparata, almeno così ero convinta, guardando svariati tutorial su Youtube. Con il risultato che dopo ore e ore a provare legature su bambolotti di ogni misura, studiate da autodidatta, i primi tentativi con la mia pupetta sono stati disastrosi. Si dimenava continuamente e si disperava.

Non mi sono persa d’animo e ho insistito, provando e riprovando. Desideravo tanto usare la fascia che mi ero fatta regalare e che, tra l’altro, essendo un’elastica, davvero avrei potuto utilizzare per poco tempo. Dopo un paio di mesi mi arresi e decisi di optare per un marsupio. Ne acquistai uno piuttosto costoso, che mi fu indicato come un ottimo supporto ergonomico davvero perfetto già per un bimbo di 3 mesi.

Se solo ripenso a queste parole, ora, mi vengono i brividi!

Felice del mio acquisto e di aver scelto – a detta del rivenditore – uno dei migliori, ho cominciato a utilizzarlo prima in posizione orizzontale (perché dotato di un supporto rigido di sostegno), ma totalmente scomoda e quindi subito in verticale. Alessia teneva già bene su la testina e sia io che il suo papà abbiamo finalmente trovato, in quel momento, la soluzione giusta per noi e per il suo trasporto.

Abbiamo usato quel marsupio più volte, con molta soddisfazione perché finalmente ci sentivamo fiduciosi e orgogliosi di portare la nostra bambina con noi ovunque senza passeggino. Senza sapere che quel supporto non era assolutamente ergonomico e rispettoso della fisiologia del bambino. Con il crescere della pupa, delle sue dimensioni e del suo peso, complice la sua precocità nel camminare già prima degli 11 mesi, anche questa esperienza per noi giunse al capolinea.

La mia rivincita.

Con Giulia ho voluto ogni cosa diversamente. Ho cominciato a informarmi correttamente sulla differenza tra i veri supporti ergonomici e i presunti – blasonati – tali.  Durante la gravidanza ho scoperto che nella mia zona c’era una ragazza che si stava diplomando come consulente certificata della Scuola del Portare. L’ho contattata per tempo e, un paio di settimane dopo la nascita della bimba, ho fatto la mia prima consulenza con Tracy.

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Finalmente la tipica postura a “ranocchietta” con le ginocchia che si piegano a superare il sederino (posizione a “M”) mi è diventata familiare, la base delle prime legature.

La prima consulenza: mi si è aperto un nuovo mondo.

Ho imparato tanto da lei. Ho potuto assaporare ogni momento di questa naturale forma di alto contatto con la mia piccolina. Nessuna fretta, né ansia, nell’apprendere come drappeggiare il tessuto per tenderlo al meglio e trasformarlo nella culla sicura per Giulia. Il triplo sostegno, sia con fascia elastica che con una rigida – la meravigliosa Didy Aurora prestata da un’amica – mi ha permesso di sentirmi sicura e di cominciare a riappropriarmi della mia autonomia.

Con le fasce prima e col marsupio dal sesto mese in poi (il nostro amatissimo Tula che usiamo tutt’ora) ho davvero trovato la nostra dimensione. Già a due mesi di vita, andavo con Giulia in ufficio a lavorare; riuscivo a cucinare, a sbrigare faccende in casa, a fare la spesa. Persino a lavare la sua sorellina più grande, prepararla e accompagnarla a scuola!

Portare per me è empatia, legame profondo, vicinanza emotiva e comunicativa.

Ho sempre portato ovunque con me la piccola Giulia che, nel suo nido sicuro, si è lasciata cullare, proteggere, a volte pure allattare e addormentare. Quando ha cominciato il nido all’età di 5 mesi ho temuto che potesse soffrire del nostro primo importante distacco e rifiutasse di proseguire il nostro cammino. Invece ogni qualvolta le riproponevo la nostra coccola, si lasciava totalmente inebriare come me nel nostro mondo. Condiviso anche col papà e Alessia, che ha provato a portarla a sua volta – sotto mia diretta supervisione e solo in casa!

Come e cosa scegliere?

Per scegliere il giusto supporto è importante considerare le proprie caratteristiche e esigenze. Ponendo anche attenzione al rispetto della posizione fisiologica, alla comodità, alla qualità dei tessuti e all’uso che si vuole farne. Ogni scelta va personalizzata in base alla mamma e al suo bambino.

Penso che l’ideale sia fare più prove possibili. Esistono vari gruppi sia sui social, dove confrontarsi, postare foto e consigliarsi vicendevolmente tra mamme che stanno vivendo la stessa esperienza,  sia su siti ufficiali, come quello di Baby Wearing Italia cui rivolgersi e chiedere informazioni e pareri di esperte consulenti del portare.

In moltissime città sono ormai presenti fascioteche che consentono di provare e noleggiare i supporti prima di avventurarsi in un acquisto così importante e delicato.

E poi, diciamocela tutta: il Babywearing fa bene anche ai papà! Può diventare un’ottima occasione per sperimentarsi, sentirsi partecipi e attivi nella costruzione del legame affettivo col proprio bambino fin dalla nascita. Quindi diamo un po’ più spazio anche a loro. Lasciamoli provare ogni tanto!

Buon Portare a tutti!

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