“Allatti ancora?” “Sì, perché?”

Credo di aver sentito ormai centinaia di volte questa domanda. Già dopo il sesto mese te lo senti ripetere continuamente. Davvero allatti ancora? La fanno sembrare una malattia. All’inizio m’infastidivano simili richieste e rispondevo da neomamma, totalmente inesperta, puro istinto, orgogliosa dei piccoli traguardi raggiunti ogni giorno.

Ho allattato ovunque. E lo faccio ancora. Non certo per mettermi in mostra.

In qualunque condizione, con qualunque temperatura, in posti scomodissimi e in altri nidi sicuri e coccolosi. Ho sentito gli occhi su di me e le mie cucciole e ho sempre cercato di rispettare il senso del pudore altrui con fasce e sciarpe. Cercando di ricreare ovunque il nostro micromondo, ho limitato il più possibile interferenze sonore e visive, fonti di potenziale disturbo. Tutto sempre con estrema naturalezza. Sembro nata per fare questo: mio marito, mio sostenitore, me lo dice spesso.

Con Alessia, la grande di 5 anni, abbiamo smesso esattamente 3 anni fa, 27 mesi di tetta. Aveva da poco iniziato il nido. Complice la sua prima bronchite, per la prima volta una sera è volata diretta nel suo lettino. Ha voluto solo abbracci e baci. Forse ero io quella meno pronta ad accettare il distacco, nonostante, diciamola tutta, allattare non sia assolutamente una passeggiata. E ve lo dice una persona come me, che ha amato allattare la prima cucciola e che ama farlo tutt’ora con Giulia, la piccola di 18 mesi.

È da 5 anni e 3 mesi che mi sento ripetere le stesse identiche cose.

Perché allatti ancora? Dopo così tanto tempo è buono il latte? Che senso ha? Tanto è solo acqua! È tutto un vizio, non imparerà mai a calmarsi da sola. 

Soprattutto, l’aspetto più assurdo, è che persino gli sconosciuti si sentono in diritto di dirti come la pensano. Si saranno mai chiesti se a noi mamme piaccia o meno stare ad ascoltarli? Se ci interessa essere un continuo bersaglio dei loro giudizi e pensieri?

Onestamente oggi non ci faccio più caso.

Ho avuto due volte la fortuna di vivere con le mie bambine una bellissima esperienza, appagante, naturale e soprattutto che ha fatto stare bene loro e me stessa. Ho imparato tanto dalle mie cucciole e dal mio istinto e se c’è una cosa che ho capito è che non esiste nulla di giusto o sbagliato. Io e mia sorella siamo entrambe cresciute con il latte artificiale e mia madre ci ha amate molto, allo stesso modo in cui io amo le mie figlie.

Puriste e tolleranti.

Durante il mio percorso ho conosciuto tante mamme, tra cui le cosiddette “puriste” per cui solo la tetta e basta e molte altre che per mille motivi diversi non hanno potuto o non sono riuscite a perseguire questa strada. Non per questo amano meno i loro bimbi. Anzi.

Gli esperti dicono che tecnicamente tutte le donne possono allattare, eccetto chi non ha la ghiandola mammaria e quindi presenta un impedimento fisico e fisiologico effettivo. In realtà poi ognuno ha la sua storia, la sua propensione, esigenze diverse: ognuno vive le eventuali difficoltà o necessità in modo proprio. Allattare al seno è sì un gesto d’amore ma lo è anche dare un alimento diverso, soprattutto quando ostinarsi nel farlo senza riuscirci, rende infelici, frustrate e timorose del non “essere mai abbastanza”. Che fare, quindi? Non ho tutte le risposte, ma credo sia essenziale lasciarsi libere di essere, sperimentare e fare ciò che fa stare bene noi stesse e i nostri figli.

Mi ritengo molto fortunata, ma non è stato tutto facile.

Ho desiderato tanto allattare le mie bimbe ma non avevo idea di come fare. Avevo perciò seguito dei corsi, ero convinta di saperne abbastanza. Poi quando ti ritrovi lì per la prima volta con quella creatura tra le braccia, tutte le certezze crollano. E l’unica cosa di cui sei certa è che non sai come si fa!

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Per me è stato sempre tutto puro istinto. Ho provato, ho cercato la mia posizione migliore, ho sofferto con le prime ragadi. Ho temuto come tutte di non averne abbastanza, quando nei primi 3 giorni con Alessia non arrivava la montata. O di averne troppo da soffocarla, quando ho avuto quasi un ingorgo dopo 2 giorni dalla nascita di Giulia.

Ogni bambino è unico…e ciuccia in modo diverso!

Con la prima, ciucciatrice lenta e scrupolosa, le poppate duravano ore, a volte pure mi assopivo, altre leggevo. La seconda, veloce e intensa, non mi lasciava (e non mi lascia tutt’ora) quasi il tempo di accomodarmi sulla mia adorata poang nella sua cameretta. Entrambe voraci e super bambinone, mai morbose nel loro nutrirsi di me. Almeno io non le ho mai percepite tali. Hanno imparato a regolarsi da sole: non sono mai state quelle bimbe attaccate alla tetta tutta la notte. Dopo l’anno di vita entrambe prendevano il seno la mattina per colazione e la sera prima della nanna. Solo con la febbre capitava qualche extra, che sempre amorevolmente ho assecondato. Perché ho scelto di farlo. Consapevolmente.

In questi anni ho conosciuto alcune speciali consulenti de La Leche League e anche alcune ostetriche ben preparate. Partecipando a incontri di gruppo di supporto, ho raccontato le mie esperienze e mi sono confrontata con esperte e nuove compagne di questo viaggio. Ad esempio scoprire come surgelare il mio latte tirato col tiralatte, stivato poi in gran quantità nel mio congelatore a pozzo, è stata una rivelazione! Come pure la miglior tecnica per scongelarlo e riscaldarlo correttamente, senza alterarne le preziose caratteristiche. Ho anche più volte contattato il numero verde del Centro Antiveleni Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo quando non sapevo se potevo assumere medicinali durante l’allattamento.

L’OMS

Oggi molte mamme, come me, per motivi diversi scelgono l’allattamento prolungato, oltre i 6 mesi, periodo raccomandato dall’OMS: “L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’allattamento al seno in maniera esclusiva fino al compimento del 6° mese di vita. È importante inoltre che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l’introduzione di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, e comunque finché mamma e bambino lo desiderino.” (Fonte: salute.gov.it).

Lo scorso 7 ottobre ero nella piazza principale della mia città: in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento Materno, l’associazione di promozione sociale locale ViolaBia aveva organizzato un flashmob per sensibilizzare la cittadinanza. Ho partecipato con entrambe le mie bimbe. Lo stesso avevo fatto l’anno precedente: se credo in qualcosa vado sempre fino in fondo. Troppo spesso accade ancora che le donne che allattano siano poco sostenute, incoraggiate e si sentano mal consigliate talvolta anche da alcuni addetti al mestiere.

Onestamente, mi sono sempre molto informata perché ci tenevo e perché per crescere insieme alle mie bambine sento di voler imparare tanto per loro e con loro.

Lo faccio ogni giorno.

E sì, ho amiche che non hanno fatto la mia stessa esperienza, splendide mamme felici e consapevoli di aver fatto la scelta migliore per il proprio bimbo.

Io ho ascoltato le mie figlie e ho ascoltato me stessa. Finché mamma e bambino sono sereni, finché stanno bene entrambi…allora sì, allattare è tutta salute.

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